Many people have experienced romantic fusion with another person: that state of bliss that we often perceive as love, causing loss of identity for the most fragile side of the story. John Bowlby e Mary Ainsworth negli anni ’50-’70, hanno mostrato come la qualità del legame con i caregiver nelle prime fasi della vita influenzi la capacità di costruire relazioni sane da adulti. Con l’avanzare delle ricerce nel campo psicologico si è capito che questa dinamica distruttiva denominata dipendenza affettiva portava persone alla completa de-identificazione, allo scopo di non perdere quel legame affettivo. Tale fusione avviene perché il dipendente non ha un proprio senso del se, la regolazione emotiva avviene attraverso l’altra persona, paura della solitudine, aumenta la soglia del dolore causato dalla relazione, tutto funziona come un circuito di dipendenza classico che in termini psicologici procede con idealizzazione iniziale, euforia, paura di perdere l’altro e se manca il rifornimento relazionale (ovvero ci molla) si può arrivare alla perdita dell’identità costruita proprio sull’altra persona. A questo punto si potrebbe dire che la relazione per il dipendente è lo strumento che costruisce attraverso l’altro, la sua identità, oppure ne è il risultato? Dove sta la soglia? E poi la fusione amorosa e soprattutto sessuale è sempre così dannosa?
Potremmo dire che da un punto di vista della salute della persona probabilmente si, visto che con tutte le probabilità questo tipo di relazione potrebbe portare ad una disfatta per la parte più fragile. Eppure, molto spesso queste relazioni portano con sé un tratto fondamentale, una intesa sessuale ed una esperienza sensoriale e percettiva della stessa, non paragonabile ad altro fino a quel momento. Appunto, un po’ come il drogato che sceglie la sua droga preferita per tirare avanti, un dipendente (che si comporta come un drogato) cerca talvolta inconsciamente proprio una relazione che di base lo coinvolga fortemente al livello esperienziale tramite il sesso, l’amore fusionale e la protezione da parte di una figura a cui attribuisce potere. Da un punto di vista psicologico della persona è debilitante, ma l’esperienza autentica, profonda che il corpo fa invece, meriterebbe un maggior livello di comprensione? Oppure si può arrivare a ricreare quella sensazione di amore, sesso e passione così forti, senza perdere la propria identità?
Se siete appassionati di musica e amate uno strumento in particolare, vi sarà capitato di ascoltare autori, band che incarnano il genio dell’artista. E chi è il genio artistico? Colui che sa suonare uno strumento con tecnica? Che ha una bella voce di natura? Che scrive testi profondi? A questo proposito potremmo dire che dipende dai gusti personali, ma è innegabile che il talento o il genio di un artista lo si riconosce perché lui è la.sua arte diventano una cosa sola. Jimmy Hendrix, Steve Vai, John Petrucci, tutti chitarristi che con il loro mix di tecniche, stili ed espressività hanno partorito brani autentici, sensibilmente profondi ed intensità che è stata possibile solo tramite un addestramento e conoscenza accurato dello strumento nonché delle “regole” musicali. L’orizzonte tra la tecnica artistica, l’istinto, l’intuito, la sensibilità, l’euristica e i gusti del musicista danno forma ad espressioni artisto-musicali viscerali e profonde che scuotono l’anima, grazie a quel mezzo specifico (in questo caso la chitarra), alla fusione con esso. Steve Vai stesso in una intervista ricorda come all’età di 9 anni stava rinchiuso in casa per più di 9 ore per esercitarsi con lo strumento, non tanto per disciplina, ma per piacere, gioia, e forse un pochino di ossessione (https://youtu.be/GkntBbRuUm4?si=AyNBv75YG9GkNFPG)?
L’ossessione in alcuni casi può portare a risultati strabilianti, rivoluzionano la vita di una persona; ne fanno un personaggio, un punto di riferimento apprezzato da molti, costruiscono qualcosa di nuovo grazie al loro lavoro. Tuttavia, quando parliamo d’amore e relazioni L’ossessione porta solo ed irrimediabilmente alla disgrazia ultima della persona ossessionata. Platone diceva che “l’amore è una grave malattia mentale”, ed effettivente se lo si guarda dal punto di vista psicologico del disturbo comportamentale, la dipendenza affettiva potrebbe rientrare nelle parole dette da Platone. Secondo Jean-Paul Sartre, l’amore è un gioco di seduzione e dominazione dell’altro, nessuno vuole perdere la propria identità, ma ecco che se uno dei due elementi è più fragile allora possono esserci i prerogativi per una fusione ed allora il dramma esistenziale dovuto alla perdita della personalità può emergere.
Eppure, sono proprio le vicende dove l’amore straziante provoca dolore e sofferenza, che spesso stimolano nelle persone una spinta creativa prorompente, che scardina la percezione della realtà facendo emergere nuovi orizzonti, nuove visioni che possono fornirci una nuova prospettiva dell’esistenza.

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